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Il linguaggio degli elfi

I Tengwar compongono uno stile di caratteri creato dal genio fantastico di J.R.R. Tolkien, l’autore della saga de “Il signore degli anelli”.

Nel suo ciclo fantasy, i Tengwar sono uno dei caratteri usati dagli elfi per scrivere i loro linguaggi, il Quenya ed il Sindarin. L’origine dei Tengwar viene dal Aman, il Regno Beato, posto ad Occidente del mondo. Portato nella Terra di Mezzo dagli elfi in esilio, esso si diffonde anche fra gli Uomini.

Nei film di P. Jackson, si vedono parecchi esempi di scrittura elfica: fra gli altri, le parole scolpite sulla porta del regno di Moria, e l’iscrizione a lettere di fuoco all’interno dell’Unico Anello.

La calligrafia Tengwar è molto scenografica ed artistica, e può essere utilizzata non solo per rendere per iscritto i linguaggi elfici, hobbit o degli uomini della Terra di Mezzo, ma anche i linguaggi moderni, quale l’inglese o l’italiano.


Lo stile “formale letterario” (Parmaite)

Tengwar: stile letterario formale La tavola delle tengwar posta al termine visualizza le tengwar nel cosiddetto “stile formale letterario”, che è il più comune stile calligrafico utilizzato oggigiorno.







Lo stile “corsivo” (iscrizione dell’anello)

È forse lo stile più noto dal grande pubblico, poiché è quello utilizzato nella famosa iscrizione posta sull’Unico Anello.

Tengwar: stile corsivo


Uno stile personale

Partendo dallo stile corsivo, l'autore ha cercato di fondere la calligrafia Tengwar con le morbidezze e le armonie della calligrafia Cancelleresca e Bastarda, che utilizzano ampiamente svolazzi e abbellimenti per impreziosire le scritte.

Tengwar: stile personalizzato Tengwar: stile personalizzato

Oppure utilizzando gli esempi delle suggestive miniature irlandesi, come quelle presenti nello splendido Libro di Kells.

Tengwar: stile personalizzato


Modo Quenya (3ª era)


Tincotéma Parmatéma Calmatéma Quessetéma
t t
Tinco
p p
Parma
k k
Calma
kw kw
Quessë
nd nd
Ando
mb mb
Umbar
ng ng
Anga
ngw ngw
Ungwë
s s
Súlë
f f
Formen
-h- -h, -h-
aha
Hw hw
Hwesta
nt nt
Anto
mp mp
Ampa
nk nk
Anca
Nkw nkw
Unquë
n n
Númen
m m
Malta
n- ñ-, n-
Noldo
nw- ñw-, nw-
Nwalmë
r non-prevocalica r [non pre-
vocalica]
Órë
v v
Vala
- -
Anna
w v-, w
Vilya


Tengwar addizionali:


r pre-vocalica r [pre-vocalica]
Rómen
rd rd
Arda
l l
Lambë
ld ld
Alda
s s
Silmë
s s
Silmë nuquerna
ss ss
Essë
ss ss
Essë nuquerna
h- h-
Hyarmen
-i -i
Yanta
? ?
Hwesta Sindarinwa
-u -u
Úrë
h h
Halla
portatore (portatore) portatore lungo (portatore lungo)    


Aha: h aspirata (dura fra e, i ed una consonante, o terminale), usata solo all’interno od alla fine di una parola.

Vilya: sempre per w, o per v quando derivante da una antica w.(wendë)

Noldo, Nwalmë: da usarsi per n e nw che anticamente erano nasali (ñoldo, ñwalme)

Órë: r preconsonantica o finale

Sulë: Per le s che derivano da una antica th (Thúlë)

Silmë, Silmë Nuquerna: stesso suono ed utilizzo, da preferirsi solo in base alla presenza delle tehtar

Essë, Essë Nuquerna: stesso suono ed utilizzo, da preferirsi solo in base alla presenza delle tehtar

Rómen: r prevocalica

Hyarmen: h aspirata, solo iniziale

Le consonanti doppie si scrivono ponendo una tilde sotto la tengwa, (in mezzo per lambë ed alda):

nn = nn, ll = ll.

I gruppi ly, ny, ry si ottengono ponendo due puntini (tixi) sotto o in mezzo alla tengwa ny ry; sopra può essere posta una tehtar lya = lya

Per il gruppo y+vocale si usa la Anna: ya = ya

Le vocali (tehtar) sono segni diacritici che si posizionano sulle consonanti che le precedono:

ta te ti to tu
ta te ti to tu

Se una vocale non è preceduta da una consonante, si usa un portatore:

a e i o u
a e i o u

Per le vocali accentate, si usa sempre portatore lungo oppure si raddopiano le ómatehtar

á é í ó ú
á é í ó ú
  té tí tó tú
 

Yanta e Úre si utilizzano per i dittonghi:

ai au oi ui eu iu
ai au oi ui eu iu

Autore: Roberto Fontana